ESSERE E AVERE / Être et avoir (2002)
Nicolas Philibert — Francia — 104 min
Domenica 11 ottobre, ore 17.00
Una piccola scuola sperduta tra le montagne dell’Alvernia, in Francia. Una sola classe, tredici bambini dai 4 ai 12 anni, e un maestro — Georges Lopez — che da trentacinque anni insegna loro tutto: a leggere, a far di conto, ma soprattutto a crescere. Nicolas Philibert piazza la sua cinepresa in quest’angolo di mondo dimenticato e fa qualcosa di straordinario: riesce a filmare l’educazione per quello che è davvero — un atto d’amore paziente, quotidiano, invisibile.
Non c’è una trama nel senso tradizionale. Le stagioni passano, la neve copre le campagne, i bambini litigano e si rappacificano, il maestro media, spiega, ascolta. Eppure ci si ritrova incollati allo schermo, commossi da una semplicità che il cinema di solito ignora. Il piccolo Jojo che non vuole scrivere il suo nome, la timida Nathalie che affronta l’adolescenza, Julien e Olivier che imparano a risolvere i conflitti con le parole anziché con le mani: sono frammenti di vita così veri da far dimenticare la presenza della telecamera.
Philibert ha impiegato cinque mesi per trovare la scuola giusta tra trecento candidate, e ha filmato per quasi un anno, fino a diventare parte dell’arredamento. Il risultato ha fatto il giro del mondo: 1,7 milioni di spettatori in Francia (un record assoluto per un documentario), il Prix Louis Delluc, un César, il premio come miglior documentario agli European Film Awards e alla National Society of Film Critics. Film Comment lo ha inserito tra i migliori film del 2002 nel suo sondaggio tra 59 critici internazionali.
Un film che riconcilia con la scuola, con l’infanzia e con la bellezza delle cose semplici.
ADDIO, MR. HARRIS / The Browning Version (1951)
Anthony Asquith — Inghilterra — 90 min
Sabato 24 ottobre, ore 20.30
Andrew Crocker-Harris insegna greco e latino in un prestigioso collegio inglese. È rigido, freddo, apparentemente privo di emozioni. I ragazzi lo chiamano “l’Himmler delle classi inferiori”. La moglie lo tradisce apertamente. Il preside lo tratta con cortese crudeltà. Dopo anni di servizio, la salute lo costringe ad andarsene. E proprio nel giorno in cui tutto crolla, un gesto inatteso di un allievo — un libro, una dedica — spezza la corazza e rivela l’uomo che si nascondeva dietro al professore.
Tratto dall’omonima opera teatrale di Terence Rattigan — che firma anche la sceneggiatura — il film è l’anti “Addio, Mr. Chips”: niente sentimentalismi, niente retorica, solo lo sguardo lucido e spietato su un uomo che scopre, troppo tardi, di aver sbagliato tutto. O forse no.
Michael Redgrave offre quella che è unanimemente considerata la performance della sua carriera: un ruolo di equilibrismo emotivo straordinario, dove ogni minima incrinatura nella facciata di ghiaccio diventa un terremoto interiore. A Cannes, nel 1951, gli valsero il premio come Miglior Attore, mentre Rattigan vinse per la Miglior Sceneggiatura. Il film è stato selezionato dalla Criterion Collection, che lo definisce un classico del realismo britannico.
MADADAYO (1993)
Akira Kurosawa — Giappone — 134 min
Domenica 8 novembre, ore 17.00
L’ultimo film di Akira Kurosawa. Il testamento di un gigante del cinema, girato a ottantatré anni, con la serenità di chi ha visto e raccontato tutto — dai samurai ai sogni, dalla guerra alla pioggia — e sceglie di congedarsi con la storia più semplice e più umana possibile.
Il professor Hyakken Uchida, stimato scrittore e insegnante, va in pensione nel 1943. Da quel momento, i suoi ex allievi non lo abbandonano mai: lo visitano, lo aiutano nei traslochi, lo proteggono durante la guerra, e ogni anno organizzano per lui una festa di compleanno dove gli chiedono: “Sei pronto?” (a morire, si intende). E lui, anno dopo anno, alza il bicchiere di birra e grida: “Madadayo!” — “Non ancora!”
Il film procede per episodi: la casa bombardata, il trasloco in una baracca, la ricerca disperata di un gatto smarrito, le feste sempre più affollate. Non c’è un vero intrigo, non ci sono colpi di scena. C’è solo la vita che passa, e la gioia ostinata di un uomo che rifiuta di arrendersi. Roger Ebert, nella sua recensione, scrisse che guardandolo si aveva l’impressione che Kurosawa stesse filmando il proprio sereno declino nel buio della notte. Il New York Times lo definì un’opera magistrale, capace ancora di sorprendere e creare immagini indelebili.
ARRIVEDERCI RAGAZZI / Au revoir les enfants (1987)
Louis Malle — Francia — 104 min
Sabato 21 novembre, ore 20.30
Francia, 1944. Occupazione tedesca. In un collegio cattolico vicino a Fontainebleau, il giovane Julien Quentin vede arrivare un nuovo compagno di classe: Jean Bonnet, ragazzo misterioso, bravissimo in tutto — matematica, francese, pianoforte. Tra diffidenza e rivalità nasce lentamente un’amicizia vera, di quelle che solo i ragazzi sanno costruire, fatta di sguardi, piccole complicità e silenzi che dicono più delle parole. Fino a quando Julien scopre il segreto di Jean. E fino a quando quel segreto distruggerà tutto.
Il film è autobiografico: Louis Malle ha assistito davvero, da bambino, alla scena che chiude il film — un evento che lo ha perseguitato per oltre quarant’anni e che, come confessò in lacrime alla prima al Telluride Film Festival, lo ha spinto a diventare regista. Serge Toubiana, sulle pagine dei Cahiers du Cinéma, parlò di un film la cui forma stessa rimanda al meglio del cinema francese classico, e di uno sguardo infantile che si carica progressivamente di storia e consapevolezza.
Leone d’Oro a Venezia 1987. Sette César nel 1988, tra cui Miglior Film e Miglior Regia. Nomination all’Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale. Roger Ebert lo inserì nella sua lista dei “Great Movies”, definendolo il racconto di un momento irreparabile — uno sguardo sbagliato che può costare delle vite.
THE GREEN, GREEN GRASS OF HOME (1982)
Hou Hsiao-hsien — Taiwan — 90 min
Domenica 13 dicembre, ore 17.00
Un giovane maestro di Taipei arriva in un remoto villaggio del sud di Taiwan per insegnare in una scuola elementare. Lo accolgono come il “nuovo tipo di educatore”: laureato con il massimo dei voti, ha rinunciato a un incarico all’estero per venire qui, tra risaie, pescatori e bambini scatenati che non hanno nessuna intenzione di stare seduti. Tra lezioni improvvisate, scherzi irresistibili, una storia d’amore timida con una ragazza del posto e qualche grana con gli adulti del villaggio, Da-Nian scoprirà che insegnare non è solo trasmettere nozioni, ma imparare a vivere in un mondo diverso dal proprio.
Siamo nel 1982, e Hou Hsiao-hsien è al suo terzo film — lontanissimo dal regista austero e contemplativo che diventerà con Un tempo per vivere, un tempo per morire e Millennium Mambo. Eppure, anche in questo film leggero e solare, si intravede già qualcosa del grande autore: i piani lunghi che osservano senza giudicare, l’amore genuino per la campagna taiwanese, la capacità di catturare la vita quotidiana nella sua poesia più semplice. Il Criterion Channel lo presenta come il film in cui Hou comincia ad affinare il suo stile, con lampi di quell’umanismo gentile e di quei piani-sequenza contemplativi che diventeranno il suo marchio di fabbrica.
Il film ottenne tre nomination al Golden Horse Film Festival 1982 (gli “Oscar” taiwanesi), e il giovane attore Chou Pin-chun vinse il premio come Miglior Attore Bambino.
LA CLASSE / Entre les murs (2008)
Laurent Cantet — Francia — 128 min
Domenica 17 gennaio, ore 17.00
François Marin insegna francese in un collège di periferia a Parigi. I suoi studenti si chiamano Esmeralda, Souleymane, Khoumba, Wei. Vengono dal Mali, dalla Cina, dalle Antille, dal Maghreb. Hanno tredici, quattordici anni. Non gli rendono la vita facile. E lui non gliela rende facile a sua volta: li provoca, li sfida, li tratta da adulti anche quando non lo sono ancora. Il risultato è un anno scolastico fatto di scontri verbali, negoziazioni, momenti di grazia e disastri annunciati.
La particolarità del film? François Bégaudeau, l’insegnante che ha scritto il romanzo da cui è tratto il film, interpreta se stesso. E i ragazzi non sono attori professionisti, ma veri studenti di un collège del XX arrondissement di Parigi, preparati per mesi attraverso laboratori di improvvisazione guidata. Il confine tra documentario e finzione si dissolve completamente, e quello che resta è una delle rappresentazioni più crude, oneste e vive della scuola contemporanea che il cinema abbia mai prodotto.
Il film ha vinto la Palma d’Oro a Cannes 2008, all’unanimità di una giuria presieduta da Sean Penn — la prima Palma per un film francese dopo ventuno anni. Cantet ha dichiarato ai Cahiers du Cinéma che l’idea del gruppo che si confronta con il mondo lo ha sempre interessato, e Entre les murs è l’espressione più compiuta di questa ossessione.
Tutte le proiezioni si tengono presso Asia Modena, Via Orlandi 20/a, Modena.
Iniziativa gratuita riservata ai tesserati Arci.
Possibilità di tesserarsi in loco prima delle proiezioni.
Info: info@asiamodena.it — tel. 059 454367