Fuori la propaganda xenofoba dalle scuole

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25-09-2026

Scuola, il governo sceglie ancora una volta la propaganda invece delle soluzioni.

Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri introduce il tetto del 30% agli alunni non italofoni nelle classi, il divieto di burqa e niqab e nuove misure che coinvolgono le famiglie con difficoltà linguistiche. Il limite del 30% riguarderà, dal 2027/2028, le classi prime e le nuove iscrizioni, con alcune deroghe legate al diritto allo studio e alla prossimità.

Il governo continua a costruire un falso problema attorno alla presenza degli studenti di origine straniera, distogliendo l'attenzione dai veri nodi della scuola italiana. Nelle aule servono insegnanti stabili, personale, mediatori e risorse adeguate per affrontare dispersione, disuguaglianze e complessità, non lo spostamento dei bambini in base alla loro origine o alla conoscenza dell'italiano.

E c’è un paradosso evidente: questo tetto rischia di alimentare la fuga dalle scuole più multiculturali, per fortuna già praticata in misura marginale da alcune famiglie, generando maggiore segregazione scolastica anziché inclusione.

C’è poi un principio che non può essere rimosso dal dibattito: la Costituzione. L’articolo 34 garantisce la scuola aperta a tutti e l’istruzione come diritto, mentre l’articolo 3 impone di rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza. Qualsiasi norma che limiti l’accesso alla scuola vicina alla propria abitazione rischia di finire nuovamente davanti ai giudici per violazione del dettato costituzionale.

Mentre si fomenta questa emergenza, il decreto introduce misure severe per le famiglie con difficoltà linguistiche, arrivando a prevedere il collocamento del minore fuori dal nucleo familiare in caso di mancata partecipazione ai percorsi di italiano previsti.

La scuola non è il luogo per dividere chi è "dentro" da chi è "fuori", ma lo spazio in cui si costruisce insieme la società. L’ARCI giudica queste misure irricevibili e offensive della convivenza civile.

Non servono quote etniche, divieti simbolici o nuove forme di controllo sulle famiglie, ma investimenti reali nella scuola pubblica, competenze e politiche di inclusione.