Al FestivalFilosofia con "Senza Cuore"

Un furgone e un fuoco acceso. La scena è la strada, come in strada si consumano le vite di giovani donne (molte di loro poco più che bambine), vittime della tratta. Il commercio del non amore, governato su scala internazionale e regolato da relazioni violente in condizioni di sfruttamento ai limiti della schiavitù, è messo in scena in Senza Cuore di Elena Bellei, con la regia di Stefano Vercelli, sabato 14 settembre in Piazza Pomposa ore 21 nel programma del Festivalfilosofia.
 Interpretata da Magda Siti e Stefano Vercelli con la Fisarmonica di Anna Palumbo e il sax di Marco Visconti Prasca, la performance racconta della piccola Olga che per disgrazia è diventata bella e più pregiata del pesce del suo mercato. E racconta di Alina, Idris, Tatiana, derubate del loro stesso corpo e della loro identità, smistate come pacchi alla dogana. La dimensione visionaria dell’opera ci racconta come qualcuna, sfiorata da un sogno di salvezza, riesca a sopravvivere gettando la propria anima in mare, in modo che sulla strada rimanga solo il corpo. Una resurrezione d'acqua, che possa colmare gli appetiti deviati della carne, e riscattarli.  Proiettate su un furgone le immagini di Mauro Terzi e Jason de Caire Taylor. Senza Cuore, già presentato in occasione della giornata internazionale contro la violenza alle donne con il titolo Lontano dagli occhi è presentato da Cgil Modena e Arci Modena ?In collaborazione con il Centro Stranieri e Casa contro la violenza alle donne di Modena. 
 “Abbiamo proposto questo testo sulla tratta al Festival della filosofia dedicato all’Amare (rititolato Senza Cuore) –dice l’autrice- perché la realtà violenta che sta dietro il mercato del sesso è nascosta dall’ipocrisia. 
La prostituzione è affrontata come problema di sicurezza o di decoro, come una sorta di  degrado dalla strada e della città, e quasi mai come devianza nei rapporti  tra i sessi. Olga, Tatiana, Marina, Idris (i nomi sono di fantasia) sono vendute e ricomprate, spostate da una città all’altra d’Europa, smistate come pacchi alla dogana e tenute in schiavitù. Molte di loro sono poco più che bambine.”.
 Il testo è in parte di fantasia e in parte di testimonianze di donne vittime della tratta che per un lavoro in Italia  si affidano a fantomatiche agenzie di collocamento, pagando a caro prezzo il loro desiderio di libertà. 

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