Emergenza Saharawi, come aiutare la popolazione

saharawi1E’ emergenza alluvione nei campi profughi Saharawi: dal 17 al 24 ottobre la pioggia ha colpito quasi ininterrottamente la provincia di Tinduf, in territorio algerino, procurando gravi danni ad abitazioni, ospedali e scuole. L’associazione Kabara Lagdaf si è subito mobilitata e con il sostengo di Arci Modena e di altre associazioni della regione, solidali con il popolo Saharawi, ha lanciato una campagna di raccolta fondi per ricostruire una struttura di pubblica utilità. Per aderire basta fare una donazione (Iban: IT98W0538712903000000008744 con causale emergenza alluvione) oppure si può acquistare il cioccolato solidale in vista delle feste natalizie nella sede Arci Modena, nei circoli Arci del territorio e nei banchetti organizzati in tutta la provincia. La campagna di raccolta fondi sarà presentata sabato 21 novembre alle 21 al teatro Storchi di Modena in occasione del Premio Pierangelo Bertoli. Durante la serata alcuni rappresentati dell’associazione Kabara Lagdaf, accompagnati dai Modena City Ramblers, saliranno sul palco per lanciare un appello a sostegno del popolo Saharawi.
Inoltre, l’associazione Kabara Lagdaf, grazie all’impegno del senatore Stefano Vaccari del Partito Democratico e presidente dell’intergruppo parlamentare di solidarietà con il popolo Saharawi, al Ministero della Difesa e alle regioni Emilia Romagna e Toscana, gestirà dal punto di vista operativo la raccolta e l’invio di materiale in loco per aiutare la popolazione. Sono tante le realtà del territorio, come Rock No War, che hanno risposto all’appello donando materiale utile per l’emergenza. Fra due settimane partirà un cargo militare dall'aeroporto di Pisa con un carico di aiuti richiesti, la Regione ha stanziato un primo contributo di 30.000 euro, chiedendo che altrettanto venga raccolto e messo a disposizione da parte delle associazioni di solidarietà e dei Comuni che da diversi anni sono legati da un’amicizia consolidata, per intervenire sulle strutture danneggiate come scuole, ospedali e dispensari. Proprio da qui nasce la richiesta rivolta alla giunta e ai consiglieri dei comuni del territorio che nel corso degli anni hanno stipulato patti di amicizia con il popolo Saharawi, di devolvere, su base volontaria, il gettone di presenza di una seduta del Consiglio Comunale.
Per comprendere quanto un fenomeno meteorologica come la pioggia possa avere conseguenze disastrose, va ricordato che i rifugiati Saharawi vivono in tende e in alloggi abitativi estremamente fragili, perché costruiti con mattoni di fango e sabbia cotti al sole. Il susseguirsi dei temporali ha portato le mura di oltre tremila costruzioni letteralmente a sciogliersi in pochi giorni. Se a questo si aggiunge l’impraticabilità delle tende completamente intrise d’acqua, si capisce la drammaticità della situazione. I campi rifugiati sono composti da cinque province, tutte colpite dagli eventi climatici estremi. Dakhla ha avuto la peggio, nessun abitato è rimasto in piedi. Danni consistenti sono stati registrati anche a Smara, Auserd e Bojador. Minore invece l’impatto distruttivo sulla provincia di El Aaiun. Altre strutture ospedaliere hanno subito diversi danni e riescono a rispondere con grosse difficoltà all’aumentato bisogno di assistenza in corso. Dal punto di vista sanitario non si registrano al momento focolai infettivi ed epidemici ma la situazione presenta dei rischi effettivi, dovuti al mescolarsi di acque reflue e piovane. La Mezzaluna Rossa Saharawi in collaborazione con gli operatori dell’Agenzia delle Nazioni Unite e le istituzioni Saharawi, sta cercando di quantificate i danni e di individuare le necessità più urgenti. I primi interventi di aiuto sono stati garantiti dalla protezione civile algerina di concerto con l’esercito della Repubblica araba democratica Saharawi (Rasd), assieme a diverse associazioni e Ong presenti con propri cooperanti sul territorio. Al momento la situazione è gestita proprio dalla Mezzaluna Rossa, che in un comunicato ha dichiarato per l’area di Dakhla lo stato di catastrofe umanitari. Acqua, cibo, coperte e pronto intervento soprattutto per gli edifici di pubblica utilità, sono tra le priorità. La drammatica situazione dei campi profughi si colloca in un momento storico già particolarmente impegnativo per la popolazione Saharawi, che proprio nel prossimo mese di dicembre ha in programma il Congresso nazionale (per il quale si vocifera uno slittamento), in occasione dei quarant’anni di esilio che ricorrono in quel periodo. Le conseguenze del disastro umanitario in corso non potranno che incidere ancor più su questo momento di confronto politico e sociale interno, riguardante le rivendicazioni territoriali che da quattro decenni sono inascoltate da tutta la comunità internazionale.

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